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Uno strano no di Coop

L’Associazione Italiana Agricoltura biologica (AIAB) si è fatta carico di sostenere una “lettera aperta” su quello che definisce uno strano “no” di Coop.
L’argomento è il decreto sulle liberalizzazioni, attualmente in attesa dell’esame alla Camera, che contiene l’art. 62 nel quale si stabilisce che le fatture per le merci alimentari deperibili devono essere saldate entro 30 gg., quelle relative a merci alimentari non deperibili entro 60 gg.
Leggi il testo della lettera aperta a Coop

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La risposta di Coop

Gentili firmatari della lettera aperta “Uno strano no di Coop”, cogliamo l’occasione da voi fornita per fare chiarezza su un tema che, per comodità, indicheremo come art 62 del decreto liberalizzazioni. Tema complesso, che però ha avuto una divulgazione semplificata, distorta e strumentale verso il pubblico.

Fughiamo subito un dubbio di fondo: l’articolo 62 non è un aiuto al mondo agricolo italiano e ai piccoli produttori, o almeno non è solo questo; in realtà è anche e soprattutto un aiuto alle grandi industrie alimentari, comprese le multinazionali straniere. E aggiungiamo anche che è un articolo, che così come è attualmente, va a detrimento del primo soggetto debole di tutta la filiera che non è il piccolo produttore ma la famiglia italiana, il consumatore finale. E in questo si spiega la contrarietà di Coop che in perfetta coerenza con il suo essere impresa etica ha come primario obiettivo quello di tutelare il potere d’acquisto dei soci e consumatori.

Premesso che esistono sicuramente anomalie e scorrettezze su modi e tempi di pagamento nel mondo della grande distribuzione (che non riguardano però Coop: paghiamo a 30 giorni e facciamo contratti scritti) e che nessuno nega ci sia bisogno di una regolamentazione; durante la fase di discussione la grande distribuzione non ha mai obiettato sull’obbligatorietà del contratto scritto e dei termini di pagamento certi.

E’ vero però che, dal punto di vista sostanziale, la norma così fatta sposta a favore dei produttori e a detrimento dei distributori una ingentissima massa finanziaria (circa 6 miliardi di liquidità) con evidenti impatti sul conto economico, ma soprattutto sugli equilibri finanziari e patrimoniali delle imprese commerciali, in particolare quelle di medie e piccole dimensioni. Questo perché il provvedimento andrebbe a cadere, ridisegnandone gli equilibri, su un mercato alimentare che è coperto per oltre il 70% delle vendite dalla grande industria di marca (nazionale ed estera).

Gli agricoltori, come si vede, c’entrano marginalmente. Tra l’altro stiamo parlando di un settore –quello dell’industria- che ha profitti più alti della grande distribuzione e che è fortemente patrimonializzato, come si evince anche da recenti indagini.

Un provvedimento dunque che, sotto l’apparenza di proteggere i deboli, tutela i forti e noi di Coop non crediamo che le stesse regole debbano valere per legge per i piccoli come per le multinazionali che non hanno certo bisogno di essere tutelate. Con queste deve valere, in un’economia di mercato, il principio dell’accordo libero tra le parti che sarà invece fortemente vincolato e normato dall’applicazione in particolare del comma 2 dell’articolo.

La nostra proposta invece, che non è stata accolta, indirizzava la tutela verso i produttori agricoli e la piccola e media impresa industriale, ovvero verso quei soggetti che correttamente devono essere tutelati e con i quali Coop vanta una lunga stagione di incontri e confronti. Questa nostra proposta in più tavoli di incontri con le associazioni di rappresentanza del mondo agricolo aveva trovato sostenitori; tavoli che poi non sono arrivati alla giusta conclusione per il precipitare delle cose a seguito dell’articolo 62.

La nostra posizione quindi è di contrarietà alla generalizzazione verso tutti e di favore invece per norme mirate ai soggetti più deboli e meno protetti del mercato.